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Patrimonio dell’umanità dall’UNESCO nel 1985 e una delle cosiddette sette meraviglie del mondo moderno (seconda solo alla Grande Muraglia Cinese) dal 2007, Petra è indescrivibile. Fu rivelata, nuovamente, al mondo nel 1812 da Johann Ludwig Burckhardt, un viaggiatore svizzero che aveva sentito dire che nei pressi del villaggio di Wadi Musa si trovavano, in una sorta di fortezza naturale, delle vestigia straordinarie.

Fino a quel momento la città era stata nascosta al mondo per secoli, ci abitavano solo i beduini con i loro animali, mentre i visitatori erano banditi. Burckhardt si presentò vestito come un pellegrino arabo che desiderava sacrificare un agnello al profeta Aronne, la cui tomba si riteneva collocata al di là delle rovine. Accompagnato dalla sua guida, l’esploratore attraversò la città antica senza potersi nemmeno fermare a fare degli schizzi ma consapevole che le rovine fossero quelle di Petra diffuse la notizia nel suo libro Travels in Syria and the Holy Land, che fu pubblicato soltanto cinque anni dopo la sua morte, nel 1823.

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Questa è la vista all’alba dal terrazzo della mia camera e lì dietro si nasconde l’immensa città perduta di Petra. Arrivati al sito all’apertura ci incamminiamo verso il canyon e l’emozione è già fortissima. Lungo la strada i calesse portano in su e in giù i turisti più pigri che però si perdono alcune delle meraviglie di questo luogo. Camminare in mezzo alle prime tombe e vedere le sculture scavate nella roccia fa parte dell’avventura, credetemi.

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Quando meno me lo aspetto il canyon si stringe per l’ultima volta e si apre davanti ai miei occhi il TesoroEl Khasneh.

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Sono passati due mesi da quando sono entrata a Petra ma non riesco ancora a trattenere l’emozione. E’ SCONVOLGENTE ARRIVARE QUI. E’ impossibile non essere colti dalla Sindrome di Stendhal quando si vede per la prima volta il Tesoro.

El Khasneh è l’immagine che tutti conosciamo di Petra. E’ un monumento scavato nella parete rocciosa di fronte allo sbocco della stretta gola di accesso al sito. La sua facciata è monumentale, larga circa 28 m e alta 39,6 m. E’ suddivisa in due ordini: quello inferiore riprende la facciata di un tempio, con quattro colonne, la relativa trabeazione e il basso frontone con al centro il timpano con testa di Gorgone. A questa si aggiungono due colonne laterali addossate alla parete di roccia, sulle quali prosegue la trabeazione dopo aver formato una rientranza. Nei comparti laterali sono rappresentati dei cavalli con figure umane, i Dioscuri. Al di sopra di questo il secondo ordine, poggiato su un podio che consente lo sviluppo del frontone sottostante, è riccamente articolato: le colonne formano due avancorpi laterali e al centro si spostano sul fondo, formando una specie di finto porticato intorno ad uno spazio centrale. Questo è occupato da una thòlos, coperta da un tetto a cono e sormontata da un’urna sorretta da un capitello; gli avancorpi laterali sono sormontati da mezzi frontoni spezzati, che contribuiscono ad inquadrare la tholos centrale, dando unità all’insieme.

Una volta visto il Tesoro molti di voi penseranno di aver concluso la sua “esperienza Petra”. No, qui viene il bello. Superata la monumentale facciata e oltrepassati i turisti che si scattano compulsivamente dei selfie si apre l’intera città scavata nella roccia.

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Da qui si sale… e si sale tanto! Ma lo spettacolo che avrete dall’alto varrà ogni goccia di sudore che avrete versato.

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Non tutti probabilmente riusciranno a percorrere questo cammino visto che la salita è impegnativa già di per sé senza contare un vento terribile sulla cima. Ma per chi può farlo, DEVE FARLO. In questo modo si vive una Petra privata perchè quasi priva di turisti e perciò molto intima.

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Dopo questo panorama si scende e ci si trova davanti le Tombe Reali.. definirle belle sarebbe riduttivo… sono incantevolimastodontiche e surreali.

IMG_5997IMG_6004A Petra si sale sempre e ogni salita è sempre più dura, però ciò che avrete davanti sarà sempre più sorprendente. Devo ammettere che prima di raggiungere il Monastero stavo stare per gettare la spugna, poi una turista francese mi guarda, ci capiamo e mi rassicura. Mancavano davvero pochi passi e accanto a me avrei avuto una delle architetture più incredibili mai viste… il Monastero. 45 metri di larghezza per 50 di altezza. E’ impressionante. In lontananza su un piccolo altopiano si intravede anche un modesto santuario, lì si dice sia sepolto Arum, il fratello di Mosè. Di Mosè e del Monte Nebo ne leggerete a brevissimo nel prossimo post sul mio tour della Giordania.

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Ormai è quasi sera, è tempo di lasciarmi alle spalle il Tesoro e ripercorrere il Siq ancora sopraffatta dalla magia di questo luogo.

F.

Posted by:Federica Gerini

Fabrianese di nascita ma fiorentina di adozione, con la passione per i viaggi, la fotografia e l’architettura. Classe 1991, Pesci, colleziono serialmente cose. Laureata in Architettura, indosso mocassini e ascolto indie rock. Leggo libri e vedo film. Scrivo su una Moleskine. Collaboro e scrivo per magazine di viaggi, arte, architettura e lifestyle come National Geographic Traveler, Viaggio nel Mondo, FUL – Firenze Urban Lifestyle e Artribune. Se mi chiedessero di descrivermi tramite una citazione sceglierei: “Le nostre valigie logore stavano di nuovo ammucchiate sul marciapiede; avevano altro e più lungo cammino da percorrere. Ma non importa, la strada è vita.” (On the road – J. Kerouac) Questo spazio è il mio personale diario di bordo con appunti, magari qualche consiglio e tante tante fotografie. F.

Una risposta a "PETRA – La città perduta"

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