Unite Parigi e Jean Nouvel, cosa vi aspettate di trovare? La meraviglia delle forme? Le soluzioni tecnologiche? I giochi di colore? Troppo riduttivo. Avrete davanti agli occhi il genio e l’intelligenza di una delle menti più creative al mondo.

Jean Nouvel, classe 1945, francese, Leone d’oro alla Biennale di Venezia nel 2000 e Premio Pritzker nel 2008. A Parigi lavora a quattro grandi progetti, uno più affascinante dell’altro.

Musée du quai Branly

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Il musée du quai Branly, VII arrondissement, è uno dei progetti più geniali di Jean Nouvel. Cinque piani, quattro edifici e un muro vegetale di 800 m². Poco dopo aver lasciato alle vostre spalle la Tour Eiffel compare un giardino verticale a cui segue una parete di vetro che per 200 metri segue la curvatura della Senna. Siete arrivati.

Giochi di ombre e luci, uno spazio continuo e articolato su diversi livelli, l’allestimento fatto per ogni singola opera: una macchina teatrale scenografica. Il Musée du quai Branly è un luogo lontano dai codici espressivi dell’occidente, è una dimensione “altra”, è un edificio attraente e misterioso dove attraverso gli oggetti si viene in contatto col mondo.

Questo non è solo un museo, è un luogo di break grazie al giardino che con i suoi sentieri e i suoi piccoli bacini invitano alla meditazione. Sarà solo quando non penserete più di essere a Parigi che all’improvviso rispunterà fuori lei – la Tour Eiffel – ma come non l’avete mai vista.

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Institut du monde arabe

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Centro e prestigiosa vetrina della cultura araba a Parigi, ma non solo… L’IMA è un luogo dove si incontrano i parigini, è un museo, una biblioteca, un luogo di studio e di confronto tra le due culture: quella occidentale e quella araba.

Jean Nouvel dimostra di conoscere la cultura araba, è semplice trovare il filo conduttore e tracciare parallelismi tra alcuni elementi dell’Istituto e un certo numero di edifici arabi tradizionali. I motivi mozarabici quadrati e poligonali sono ispirati all’Alhambra di Granada, ma l’IMA vuole affermarsi come un edificio europeo. L’idea di centro culturale, con mostre, eventi, spettacoli, conferenze e insieme una biblioteca, un cinema e un centro di documentazione, è tipicamente francese.

L’aspetto più geniale e affasciante dell’edificio è la sua relazione alla luce, in base ai suoi mutamenti la facciata cambia e i pannelli si aprono oppure si chiudono come un obiettivo fotografico. Questo avviene attraverso dei diaframmi attivati da fotocellule della parete sud e del pozzo di illuminazione al suo centro rivestito di alabastro. All’esterno tutto ciò rende l’immagine del prospetto diversa durante l’arco della giornata. Avete mai visto qualcosa di simile?

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Fondation Cartier

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La Fondation Cartier pour l’art contemporain in tre parole? Trasparenza, dissolvenza e smaterializzazione.

Jean Nouvel disegna una semplice scatola di vetro a nove piani con una lunghezza doppia della profondità e crea una successione di strati trasparenti (il muro di cinta, le pareti del fronte e gli spazi espositivi principali).

Questo progetto è un gioco di riflessi ed è lo stesso architetto a dire: “A volte mi chiedo se sto vedendo l’edificio o la sua immagine, se la fondazione Cartier è una questione di trasparenza o di riflessione.” Sono le condizioni del tempo, le ore del giorno, gli angoli della visuale, l’illuminazione interna ed esterna a definire il prospetto.

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Philharmonie de Paris

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La Philharmonie de Paris è l’auditorium più spettacolare di tutta Parigi. Si trova all’interno del Parc de la Villette, progetto altrettanto affascinante da vedere di Bernard Tschumi.

Le forme sinuose ricordano l’abito da sera di una bella donna che vestita e truccata di tutto punto va a sentire un concerto di musica sinfonica. Le superfici specchiate e le curve morbide donano carisma e fascino a questo edificio. Rimarrete a bocca aperta arrivando ma non smettere di essere stupiti e stupefatti una volta dentro.

 

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F.

 

 

Posted by:Federica Gerini

Fabrianese di nascita ma fiorentina di adozione, con la passione per i viaggi, la fotografia e l’architettura. Classe 1991, Pesci, colleziono serialmente cose. Laureata in Architettura, indosso mocassini e ascolto indie rock. Leggo libri e vedo film. Scrivo su una Moleskine. Collaboro e scrivo per magazine di viaggi, arte, architettura e lifestyle come National Geographic Traveler, Viaggio nel Mondo, FUL – Firenze Urban Lifestyle e Artribune. Se mi chiedessero di descrivermi tramite una citazione sceglierei: “Le nostre valigie logore stavano di nuovo ammucchiate sul marciapiede; avevano altro e più lungo cammino da percorrere. Ma non importa, la strada è vita.” (On the road – J. Kerouac) Questo spazio è il mio personale diario di bordo con appunti, magari qualche consiglio e tante tante fotografie. F.

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